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Affidamento condiviso o esclusivo: come decide il giudice

3 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

Quando una coppia si separa la domanda che arriva per prima è quasi sempre la stessa: con chi staranno i figli? La risposta che il nostro ordinamento dà come regola è una sola, e spesso non coincide con quello che i genitori si aspettano.

Affidamento e collocamento non sono la stessa cosa

L'affidamento riguarda chi esercita la responsabilità genitoriale, cioè chi decide sulle questioni importanti della vita del figlio: scuola, salute, educazione, residenza abituale. Il collocamento riguarda invece dove il figlio vive materialmente e come sono organizzati i tempi con ciascun genitore. Si può quindi avere un affidamento condiviso con collocamento prevalente presso la madre o presso il padre: è la situazione più frequente, e confonderla con l'affidamento esclusivo è l'equivoco più comune.

La regola è l'affidamento condiviso

Il codice civile stabilisce che il figlio ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori. Il giudice dispone quindi l'affidamento condiviso, salvo che risulti contrario all'interesse del minore. Con l'affidamento condiviso le decisioni di maggiore interesse - scuola, salute, indirizzo educativo - vengono prese di comune accordo, mentre sulle questioni quotidiane decide il genitore che in quel momento è con il figlio.

Quando viene disposto l'affidamento esclusivo

L'affidamento esclusivo è l'eccezione. Viene disposto quando il coinvolgimento di un genitore nelle decisioni risulta dannoso per il figlio: violenza o maltrattamenti, disinteresse totale e prolungato, condizioni personali che rendono impossibile un esercizio responsabile della genitorialità. Non basta la conflittualità tra i genitori, per quanto alta: da sola non giustifica l'esclusiva. E anche con l'affidamento esclusivo, salvo diversa disposizione del giudice, le decisioni di maggiore interesse restano di entrambi e il genitore non affidatario conserva il diritto e il dovere di vigilare sull'istruzione e sull'educazione del figlio.

Il piano genitoriale

Dopo la riforma Cartabia chi introduce un procedimento di separazione o di divorzio deposita anche un piano genitoriale: un documento che descrive la vita quotidiana dei figli - scuola, attività, frequentazioni, vacanze, abitudini - e propone come organizzarla dopo la separazione. È lo strumento con cui si passa dalle affermazioni generiche a una proposta concreta che il giudice può valutare.

L'ascolto del minore

Il figlio che ha compiuto dodici anni, e anche quello più piccolo se capace di discernimento, viene ascoltato dal giudice nei procedimenti che lo riguardano. L'ascolto non è un interrogatorio e non serve a far scegliere al bambino un genitore: serve a far emergere il suo punto di vista. In alcune situazioni il tribunale nomina un curatore speciale del minore, che rappresenta il bambino quando i suoi interessi possono confliggere con quelli dei genitori.

Le condizioni si possono modificare

Le condizioni sull'affidamento non sono definitive. Se cambiano le circostanze - un trasferimento, una diversa organizzazione del lavoro, la crescita dei figli, il venir meno dei presupposti dell'esclusiva - si può chiedere la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Se stai affrontando una separazione e vuoi capire come impostare la questione dell'affidamento, ricevo su appuntamento a Pisa, in Borgo Stretto 46, e a Cascina. Seguo i procedimenti davanti al Tribunale di Pisa e assisto clienti in tutta la provincia, a Lucca e a Livorno.

 
 
 

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