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Assegno di mantenimento per i figli: come si calcola e quando si può cambiare

3 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

È la domanda che ricorre in quasi ogni primo colloquio: quanto dovrò versare, o quanto posso chiedere? La risposta onesta è che non esiste una tabella. Esistono però criteri precisi, e sapere quali sono aiuta a farsi un'idea realistica prima ancora di andare davanti al giudice.

Un obbligo che non dipende dalla separazione

Mantenere, istruire ed educare i figli è un dovere di entrambi i genitori, in proporzione alle rispettive sostanze e alla loro capacità di lavoro. La separazione non crea questo obbligo: lo riorganizza. Quando i figli vivono prevalentemente con un genitore, l'altro contribuisce di norma con un assegno periodico, che si aggiunge alla cura quotidiana prestata da chi convive con loro.

I criteri che il giudice considera

Il codice civile indica cinque parametri: le attuali esigenze del figlio; il tenore di vita di cui ha goduto durante la convivenza con entrambi i genitori; i tempi di permanenza presso ciascun genitore; le risorse economiche di entrambi; la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascuno. L'ultimo criterio è quello che viene dimenticato più spesso: occuparsi materialmente dei figli è un contributo al mantenimento, non un'attività neutra.

L'assegno viene poi rivalutato automaticamente ogni anno secondo gli indici ISTAT, se così previsto nelle condizioni.

Spese ordinarie e spese straordinarie

L'assegno copre le spese ordinarie: vitto, abbigliamento, materiale scolastico di base, spese quotidiane. Restano fuori le spese straordinarie - visite specialistiche, cure odontoiatriche, occhiali, viaggi di istruzione, attività sportive, tasse universitarie - che di regola si dividono a metà. Molti tribunali, compreso quello di Pisa, seguono protocolli che distinguono le spese da concordare preventivamente da quelle che non richiedono accordo. Scriverlo bene nelle condizioni evita gran parte dei conflitti futuri.

Fino a quando si paga

Non esiste un'età in cui l'obbligo cessa automaticamente. Con la maggiore età il diritto non si estingue: l'assegno continua finché il figlio non raggiunge l'autosufficienza economica, e su richiesta può essere versato direttamente a lui. L'obbligo viene meno quando il figlio è economicamente indipendente oppure quando la mancata indipendenza dipende da una sua inerzia colpevole, valutata in concreto in base all'età, al percorso di studi e alle opportunità disponibili.

Quando si può chiedere la revisione

Le condizioni economiche non sono scolpite nella pietra. Se cambia qualcosa di rilevante e non transitorio - la perdita del lavoro, un aumento significativo del reddito, la nascita di altri figli, una diversa distribuzione dei tempi di permanenza, spese nuove e durature per il figlio - si può chiedere la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. La modifica non opera da sola: va chiesta. Smettere di pagare o pagare di meno "perché le cose sono cambiate" espone a conseguenze serie.

Se il genitore non paga

Chi non versa l'assegno risponde sul piano civile e, nei casi previsti, anche su quello penale. Sul piano civile gli strumenti ci sono e funzionano: si può ottenere che il datore di lavoro versi direttamente una quota dello stipendio, si può procedere con il pignoramento, si possono chiedere misure di coercizione al giudice. Prima di arrivarci, però, conviene sempre verificare se il problema è la volontà o una difficoltà reale: nel secondo caso la strada corretta è chiedere la revisione, non accumulare arretrati.

Se vuoi capire come si colloca la tua situazione, ricevo su appuntamento a Pisa, in Borgo Stretto 46, e a Cascina. Seguo i procedimenti davanti al Tribunale di Pisa e assisto clienti in tutta la provincia, a Lucca e a Livorno.

 
 
 

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